Cyberbullismo: tutti i numeri di un fenomeno in crescita

Cyberbullismo

Nel corso del 2020, anche in ragione dell’emergenza pandemica globale legata alla diffusione del COVID-19, si è registrato un incremento della presenza online di numerosi utenti, tanto per ragioni legati a forme di smart working o didattica a distanza quanto per il più frequente uso di social media o altre forme di socialità online.

Anche in conseguenza di questa maggiore presenza in rete il fenomeno del cyberbullismo ha fatto registrare numeri decisamente preoccupanti: da quanto comunicato dall’Osservatorio Indifesa1, in occasione del Safer Internet Day, il 68% dei ragazzi dai 13 ai 23 anni hanno dichiarato di aver assistito ad episodi di bullismo o cyberbullismo, mentre ne sono vittima il 61%. Conseguentemente, quest’ultimo è ritenuto il maggiore rischio in cui si può incorrere durante la navigazione online da parte del 66,34% dei giovani.

A fronte di un problema che, come dimostrano i dati sopra citati, è ancora più che attuale, sono state previste a livello normativo e non diverse forme di tutela di cui si tratterà nel prosieguo.

Il quadro normativo: L. 29 maggio 2017 n.71

La principale fonte legislativa in materia di lotta al cyberbullismo è rappresentata dalla L. 29 Maggio 2017, nr. 71: essa fissa in primis la nozione di cyberbullismo, definito come “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

Si può facilmente notare dalla lettura della definizione sopra citata che essa ricomprende un vasto numero di condotte diverse che sono tuttavia legate ad un comune disegno, quello di isolare o mettere in ridicolo uno o più minori; ciò permette, in astratto, un ampio ambito di applicazione alla L. 71/2017 riunendo di fatto una molteplicità di condotte in una singola fattispecie.

Per quanto riguarda le tutele previste contro il cyberbullismo, la citata norma offre due rimedi: la prima, prevista all’art. 2, consente al minore ultraquattordicenne o al soggetto esercente la responsabilità del minore che sia stato vittima di una delle condotte riconducibili all’art. 1, di richiedere al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o social media di oscurare, rimuovere o bloccare qualsiasi dato personale del minore che sia stato diffuso attraverso la rete ad esclusione di quelli originariamente forniti; in caso di inerzia del soggetto a cui l’istanza sia presentata, decorsi i termini di legge la medesima richiesta può venire presentata direttamente al Garante per la protezione dei dati personali il quale provvederà entro le successive 48 ore.

La seconda delle tutele previste dalla L. 71/2017, disciplinata dall’art. 7, è rappresentata dall’ammonimento da parte del questore, che può essere richiesto qualora non sia presentata denuncia-querela per una dei reati previsti agli artt. 594, 595, 612 c.p o 167 D.lgs 196/2003 per la condotta di soggetti minorenni ultraquattordicenni nei confronti di altri minorenni.

Infine, per quanto non espressamente richiamata dalla norma, è chiaramente prevista la possibilità di perseguire penalmente il minorenne imputabile qualora la condotta bullizzante sia idonea ad integrare una diversa fattispecie penale, quale ad esempio quelle di cui agli art. 595 e 612 del Codice Penale.

Tutti contro uno: un esempio stilizzato - Cyberbullismo

Una tutela ancora insufficiente

Nonostante la previsione di diverse forme di tutela legate a diversi “canali”, i numeri della lotta al cyberbullismo non sono tristemente adeguati all’estrema diffusione del fenomeno: secondo i dati forniti dalla Polizia di Stato, nel corso del 2020 sono stati effettuati solo 11 ammonimenti, a fronte di nove nel 2019 e venti nell’anno 2018; anche le denunce-querele, che sono alternative al procedimento di ammonimento di fronte al questore, non coprono che una minima parte dei casi emersi: secondo quanto dichiarato dall’allora sottosegretario di stato per l’interno Achille Variati nell’ottobre del 2020, solo 49 sarebbero i minori denunciati all’autorità giudiziaria per reati riconducibili a forme di cyberbullismo.

Non sono disponibili invece i dati riguardanti l’utilizzo della procedura2 davanti al Garante. La S.A. Italiana, tuttavia, ha dimostrato di avere particolarmente a cuore la sicurezza dei minori sul web ed in particolare nell’utilizzo dei social media, come dimostra, a titolo meramente esemplificativo, il recente provvedimento3 del 25 marzo 2021 con il quale ha imposto a Tik Tok di sospendere il trattamento a utenti dei quali non è in grado di verificare l’età e di prevedere la possibilità di iscrizione per i minori di anni 14 con il solo consenso dei genitori.

I numeri citati in questo articolo danno la misura di come le tutele contro il cyberbullismo siano ancora ben lontane dall’essere in grado di arginare significativamente il fenomeno: in attesa di maggiore diffusione e utilizzo dei citati strumenti, iniziative come quelle messe in atto dal Garante ricoprono un ruolo fondamentale per sensibilizzare gli utenti del web e garantire maggiore sicurezza alle categorie più deboli.


1 Per approfondire si veda il seguente articolo

2 Alla procedura ai sensi dell’art. 2 comma 2 della L. 71/2017 è dedicata una pagina sul sito istituzionale del Garante

3 Il citato provvedimento è consultabile qui

* L’immagine in copertina è un’opera di upklyak disponibile su freepik: http://www.freepik.com

Condividi:

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on telegram
Telegram
Share on email
Email
Torna su