Informative Privacy: Twitter punta sulla gamification

Gamification e Privacy: per Twitter è tempo di Data Dash

Recentemente il noto social network americano Twitter ha messo a disposizione dei propri utenti una modalità alternativa per conoscere la propria policy in materia di trattamento dei dati personali: si tratta di un videogioco platform (per i meno avvezzi al mondo videoludico, si tratta della stessa tipologia di giochi di Super Mario) chiamato Twitter Data Dash nel quale l’utente ha il compito di portare a spasso il proprio cane Data e fargli raccogliere degli ossi disseminati per l’area di gioco, evitando al contempo gli ostacoli che il gioco gli pone davanti nella forma di gatti portatori di pubblicità, D.M. (o direct messages, i messaggi privati su Twitter) indesiderati o troll.

Al termine del livello, in base al numero di ossi raccolti, una serie di finestre di dialogo vengono aperte per fornire all’utente una serie di informazioni, rese in modo conciso e con linguaggio semplice, circa diversi aspetti del trattamento dei dati effettuato dal social network.

La trovata di Twitter si inserisce nel filone di iniziative, messe in atto tra le altre anche dal Garante per la Protezione dei Dati Personali con il proprio contest Informative Chiare, volte a rendere più accessibile l’informativa sulla privacy utilizzando mezzi alternativi per veicolare le necessarie informazioni.  

Obiettivo comune di queste iniziative è quello di stimolare l’interesse degli utenti verso la materia privacy e più in particolare al trattamento effettivo cui esse si riferiscono: è noto infatti che molti interessati non prestano alcuna attenzione alle informative che vengono loro sottoposte al momento di accedere un particolare servizio, che si tratti della consultazione di un sito internet ovvero dell’accesso ad una struttura sanitaria. Del resto, la natura verbosa e tecnica di una informativa più “tradizionale”, che rispetti i crismi di cui all’artt. 12 e ss. del Reg. UE 679/2016, non garantisce certo una lettura scorrevole e/o semplice per un l’utente medio che ben difficilmente prenderà il tempo necessario per consultarla nel dettaglio.

Lo stesso articolo 12 del GDPR non prevede, al suo primo paragrafo, alcun rigido requisito di forma: le informazioni di cui agli art. 13 e 14 vanno fornite “per iscritto o con altri mezzi, anche, se del caso, mezzi elettronici”; tale libertà nelle forme rende perfettamente lecito anche uno strumento come quello scelto da Twitter, di natura sicuramente più accattivante rispetto al documento scritto.

Lo strumento della gamification, che consiste nell’applicazione di meccaniche tipiche del mondo videoludico ad una diversa attività propria di un contesto differente, è stato frequentemente usato in ambito pubblicitario per aumentare l’engagement del consumatore rispetto ad un determinato servizio o prodotto: persino brand come Nike e Coca Cola vi hanno fatto ricorso negli anni per le proprie campagne di marketing.

Le strategie fondate sulla gamification presentano, nonostante possano differire grandemente tra di loro, alcuni elementi comuni: prima fra tutti, la presenza di un sistema di punti/crediti accumulati durante l’esperienza di gioco che consente all’utente di accumulare ricompense in base al punteggio raggiunto; anche se i “premi” così acquisiti non hanno necessariamente un valore reale, la presenza di un sistema che gratifica l’impegno e il tempo profuso nel gioco dà all’utente l’idea di investire in modo utile e profittevole il proprio tempo e le proprie energie, garantendo così una forma più attiva e profonda di engagement.

La presenza di livelli diversi fornisce all’utente il senso di una progressione, della presenza di traguardi da raggiungere e la conseguente gratificazione legata al raggiungimento degli stessi.

Elementi del genere sono presenti anche in Twitter Data Dash: come anticipato precedentemente, il numero e la qualità delle informazioni fornite dipendono dalle prestazioni dell’utente-giocatore e la progressione nel gioco è scandita dall’alternarsi di livelli che, per quanto non differiscano molto in termini di esperienza di gioco, contribuiscono a mantenere vivo l’interesse.

Ad oggi non sono ancora disponibili dati certi circa il grado di successo dell’iniziativa di Twitter: ciò che è certo è che essa costituisce un approccio nuovo e interessante al problema del dovere di informazione in capo al Titolare e potrebbe costituire in futuro un modello da seguire per chiunque voglia garantire maggiore attenzione e coinvolgimento del proprio utente-interessato alle dinamiche del trattamento a cui i suoi dati vengono sottoposti.

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