Nuovi problemi Privacy per Whatsapp: l’FBI può avere accesso alle conversazioni private

FBI Whatsapp

Piove sul bagnato in casa Whatsapp: la nota app di messaggistica istantanea è di nuovo al centro di problemi per la riservatezza delle conversazioni tra i suoi utenti.

Un recente documento interno dell’FBI, reso pubblico dall’associazione Property of the People, impegnata nella lotta per una maggiore trasparenza dell’amministrazione pubblica e per il rispetto dei diritti dei cittadini statunitensi, dimostra che i servizi di intelligence americani sarebbero in grado di ottenere ingenti quantità di dati da parte delle più diffuse app di messagistica.

Da quanto si legge nel citato documento, le intercettazioni avverrebbero ogni 15 minuti e rileverebbero l’identità degli utenti coinvolti nella comunicazione, la data e l’ora della conversazione e quali altri utenti siano presenti nella rubrica dei partecipanti; per quanto riguarda invece il contenuto della conversazione stessa, apparentemente protetta dalla crittografia end-to-end, una nota presente in calce specificherebbe che esso sarebbe “limitato” nella consultazione (che sarebbe dunque possibile).

Non sarà inutile ricordare che questa non è che l’ultima disavventura di Whatsapp in ambito privacy: oltre alla vicenda legata alla nuova informativa fornita ai propri utenti, di si è già parlato in precedenza1, la nota app di messagistica è tornata a far parlare di sé a seguito delle rivelazioni fatte dall’associazione ProPublica (che si occupa di tutela dei diritti civili) secondo le quali sarebbe attivo un “sistema di moderazione” composto da un team di persone con il compito di monitorare i contenuti condivisi tra gli utenti alla ricerca di fake news, incitamenti all’odio o alla violenza, minacce di tipo terroristico, ricatti ed estorsioni a sfondo sessuale, foto e video di pornografia infantile e altri ancora.

Oltre ai profili di rischio attinenti alla sfera privata, la questione desta seria preoccupazione anche in ambito lavorativo: recenti studi2 operati da enti attivi nel campo della data protection dimostrano che Whatsapp è strumento utilizzato frequentemente da lavoratori (sia dipendenti che professionisti autonomi) per condividere documenti sensibili o informazioni riservate, esponendole così ai citati rischi in tema di riservatezza.

Resta da vedere se la società che gestisce l’app di messaggistica deciderà di rispondere alle preoccupazioni avanzate dagli utenti, garantendo una maggiore riservatezza, ovvero se l’autorità Garante deciderà, nell’inerzia da parte di Whatsapp, di prendere nuovamente provvedimenti.


1 Si veda sul punto l’articolo già pubblicato sul nostro sito.

2 Lo studio di Veritas Technologies è consultabile qui; per il sondaggio operato da Federprivacy si rimanda al loro articolo.

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