Sexting verso minorenni: un’importante sentenza del Tribunale di Salerno

Bambina con la scritta stop sulla mano contro il sexting e gli abusi

Il fenomeno noto come “sexting”, consistente nell’invio di messaggi o immagini sessualmente esplicite perpetrato generalmente tramite internet o con il proprio cellulare e nato nell’ambito delle diverse app di dating destinate ad un pubblico adulto, coinvolge da alcuni anni sempre più spesso anche soggetti minorenni: già nel maggio 2020 l’organizzazione Save the Children pubblicava sul proprio blog un articolo sull’argomento denunciando la rapida diffusione della pratica tra adolescenti avvertendo delle pericolose conseguenze tanto legali quanto legate alla potenziale diffusione del materiale condiviso.

Anche le cronache nostrane si sono recentemente occupate della vicenda: si è parlato nel corso dello scorso anno del caso del genitore che faceva sexting utilizzando le foto del figlio minorenne (successivamente condannato per il reato di sostituzione di persona di cui all’art. 494 cod. pen.); in tempi più recenti, il Tribunale di Salerno si è occupato della vicenda di un uomo che ha inviato messaggi espliciti (e alquanto scabrosi) ad una bambina della giovanissima età di 10 anni.

La denuncia nei confronti dell’uomo, poi condannato per il reato di adescamento di minorenni ex art. 609 undecies cod. pen., è scattata allorché la madre, insospettitasi per i messaggi inviati al cellulare in uso della figlia, si era sostituita alla minore nella chat e aveva più volte ribadito al suo interlocutore che si stava rivolgendo ad una bambina di giovanissima età; nonostante l’avvertimento l’uomo continuò imperterrito la propria condotta esplicita, dichiarando poi in udienza di non aver creduto alle parole della donna anche perché il cellulare risultava intestato ad una persona adulta (ovvero la stessa madre che ha provveduto alla denuncia).

Il Giudicante, nel motivare la propria decisione, ha chiarito alcuni importanti aspetti della fattispecie criminosa di cui all’art. 609 cod. pen. specificando in primis che, qualora la condotta si espliciti nell’invio di SMS o messaggi telefonici in generale, la titolarità dell’utenza ad un soggetto diverso dal minore non impedisce il perfezionamento del reato atteso che, data la minore età della vittima, la medesima utenza non potrebbe venirle intestata direttamente.

Secondariamente, il Tribunale ha altresì chiarito che il reato di adescamento di minorenni deve essere considerato come un c.d. “reato di pericolo concreto”; ciò significa, per i meno avvezzi alla terminologia tipica del diritto penale, che non è necessaria la lesione in concreto del bene giuridico tutelato al fine della configurazione della fattispecie di reato (nel caso di specie, anche qualora la condotta sia in concreto rivolta a soggetto diverso, come il genitore del minorenne, il delitto si considera perfezionato), essendo sufficiente che lo stesso sia messo in concreto pericolo dalla condotta dell’agente.

La ratio legis dietro la disposizione codicistica, nelle parole del Giudicante, è quella di “neutralizzare il rischio di commissione di più gravi reati a sfondo sessuale”, ossia di anticipare la tutela penale già a condotte, come quelle tipiche del reato di adescamento, che risultino prodromiche di reati più gravi ai quali tende la volontà del reo; il conseguente abbassamento della soglia di punibilità delle condotte a quelle c.d. preparatorie agirebbe come deterrente per disincentivare i potenziali molestatori dai propri propositi criminosi.

La pronuncia del Tribunale di Salerno, e la complessa motivazione fornita al momento della pubblicazione della sentenza, si dimostrano estremamente attuali e al passo coi tempi dal momento che, oltre alla deriva verso diversi reati a sfondo sessuale, episodi di semplice sexting portano frequentemente ad una escalation verso condotte più gravi, quali sextortion, revenge porn e/o cyberbullismo, che sono state più volte oggetto dell’attenzione di organizzazione poste a tutela dei minori, oltre che dello stesso Garante Privacy1.


1 Sul punto si rimanda al seguente articolo, pubblicato sul nostro sito, oltre che alla pagina del Garante Privacy per quanto riguarda la lotta al revenge porn.

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